Archive for the Spaccati Category

Spot

Posted in Frammenti, pensieri, Spaccati on 8 novembre 2013 by pensierididonna

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Il risveglio mattutino può essere difficile, anzi normalmente lo è. Non so per quale strano meccanismo dei miei neuroni, i primi pensieri che mi assalgono al mattino sono sempre i peggiori. E oggi c’è rabbia.

Detesto la rabbia. Mi rende pessima, quello che non sono e alla fine mi ritrovo a detestarmi. Per molti sono una persona difficile, e forse lo sono, ma non sono di difficile lettura. Le cose che non amo, quelle che mi irritano le dico, a volte dandone motivazione, e in modo diretto forse sin troppo rudemente e senza girarci attorno. Nessuno mi ascolta, ma proprio nessuno,  di qui la rabbia…. Cerco di dare concretezza, contorni e paletti alla voglia di essere altrove…. o di essere sola.

Che mangiamo oggi? Ti va pasta con piselli?

– Non abbiamo la pancetta. Mi sento dire.

I piselli… la pancetta…. Ho voglia di urlare.

Bisognerebbe fare la spesa.

Devo organizzarmi la fuga dal mondo, non posso pensare a comprare qualcosa di cui non m’importa.

– Aspetta, ora ci penso un pò, e mi chiudo alle spalle la porta del bagno. 

Mi sporgo dalla finestra accendendo una sigaretta perché no, non ho smesso. Mi accorgo di non avere la lucidità necessaria per decidere se e come cambiare vita.

Mentre fumo, qualche lacrimuccia mi riga il volto. Che faccio? Piango? Rabbia, solo rabbia repressa. Mi sto piangendo addosso? Sembra proprio di si. No, non va bene….. Spengo la sigaretta ed esco dalla mia solitudine.

– Vediamo cosa comprare. Al supermercato c’è l’operazione bis. Dico mentre cerco di ignorare il dolore allo stomaco.

E mi sento in uno spot pubblicitario.

 

 

Milena Campagnuolo (7 novembre 2013)

 

 

Anima mia

Posted in Frammenti, Musica, nugae, pensieri, Spaccati with tags , , , on 27 ottobre 2012 by pensierididonna

 


Andava a piedi nudi per la strada


il televisore acceso attira la mia attenzione.


mi vide come un’ombra mi seguì


E’ il video di “Anima mia” sigla della trasmissione di qualche … decennio fa e mi incanto. Mi guardo intorno, sono contenta che ognuno, assorbito dalle propri cose, non badi a me. Sorrido.

 

Sono tornata indietro nel tempo e, mentre rivedo con gli occhi dell’anima il mio compagno di liceo che si divertiva ad imitare la voce del solista dei Cugini di campagna, mi assale una grande voglia… voglia non di quel tempo ma di un tempo uguale.


Col viso in alto di chi il mondo sfida
e tiene ai piedi un uomo con un si


E’ voglia di condivisione, quella che m
entre il dramma di Medea si consumava, ci spingeva a stringere i denti per ritrovarci poi nel cortile ad urlare gli ormai nostri Margherita, Generale o Compagno di scuola

 

Negli occhi aveva un volo di gabbiani

ma un corpo di chi ha detto troppi si


E cresce la voglia, voglia di vicinanza che non richiede spiegazuini se non si riesce a parlare di pastori erranti per l’Asia o di siepi che escludono mentre le strade si insanguinano di poveracci che per mestiere fanno la scorte e di imputati condannati nei tribunali del popolo.


Anima mia torna a casa tua

ti aspetterò dovessi odiare queste mura


Voglia … voglia di quel già saputo, sofferto e riso che portava ad un tacito sentire comune per un Presidente partigiano, che sembrava saltato fuori dal libro di storia, come per l’imprevisto greco scritto agli esami.

Voglia… voglia solo del poi

Anima mia….


Voglia….


Poi… poi le note si spengono.

 

 

Milena Campagnuolo (25 ottobre 2012)

 

 

11 settembre

Posted in Frammenti, Spaccati on 11 settembre 2011 by pensierididonna

Foto dal web

Le morti non sono ma giuste.

Ma sono sicuramente sbagliate quelle volutamente ricercate e ottenute nell’ultimo decennio dall’asimmetria del terrorismo e dalla follia arrogante delle guerre.

La mia preghiera va a tutti, vittime e carnefici.

Non mi sento assolta pur portando dentro il dolore sordo della mia impotenza per le popolazioni, uomini, donne e bambini  che non conoscono pace.

Ma il mio pensiero è andato anche alle nuove generazioni, ai nostri ragazzi …  a tutti quei bambini e adolescenti che sono diventati adolescenti ed uomini all’ombra dell’11 settembre 2001.  E tanto basta…..

 

 

Viaggio

Posted in Spaccati on 5 novembre 2010 by pensierididonna
Viaggi ed altri viaggi, il titolo dell’ultimo libro che il suo autore sta promuovendo  in una trasmissione televisiva.
E ricordi il tuo primo viaggio?”
“Sono andato con mio nonnodaPisa a Firenze”.

… E le voci diventano sottofondo mentre ripenso al mio primo viaggio. Ne ho un ricordo parziale, immagini che si susseguono non necessariamente collegata fra di loro e con profondi vuoti.

È ora! Mi dice mamma svegliandomi mentre mi tira su. Nei miei ricordi c’è un colore: il giallo. Grossi quadroni gialli coprono un baule -nel tentativo quasi tenero di nasconderlo – che viene scoperto. Siamo pronti, la tovaglia a quadroni lasciata lì in angolo, abbandonata come i miei primi anni…solo poco più di tre.  Sui visi, nelle voci, c’è eccitazione e paura assieme ed è così che il buio della sera ci ingoia. Una porta si apre, saluti sussurrati –  solo dopo anni saprò che erano un addio, un improbabile arrivederci altrove. Una carezza ed un bacio per me da una principessa e poi … poi andiamo … fai la brava, non facciamo rumore, cammina in fretta…qualcuno potrebbe avvisarlo. Non mi piace mi sento agitata, ma lascio che quella mano che stringe la mia mi trascini e mi costringa a trotterellare dietro gli altri. Sono dietro mamma e mio fratello e non c’è altro luogo in cui potrei essere…. 

Sono a bocca aperta … , di nuovo un colore: il rosso. Il  rosso di quelle poltrone gigantesche, alte più di me. Affondo in una di esse, ma mi agito, mi sento inquieta, sola..  lo schienale della poltrone è talmente grande e la poltrona talmente larga che non riesco a vedere mio fratello che è oltre mamma. In realtà non riesco a vedere proprio nessuno, neanche il signore che prima che mi sedessi mi ha sorriso… Forse faccio qualche capriccio …  vorrei tanto che mamma mi tenesse fra le sue braccia Non si può! mi dice severamente.
… mamma è  preoccupata e tesa – forse mi sono addormentata –  mi dice di essere buona, mio fratello non si è sentito bene, è stato troppo col naso incollato al finestrino…e sono di nuovo solo in compagnia di me stessa…..

Mamma mi sorride, Siamo arrivati, siamo in Italia. Finalmente! Mi sento stanca… scendiamo grossi gradini, ad attendermi ci sono la prima luce del mattino e tre sconosciuti, che sorridono a  mamma che li abbraccia commossa: sono i suoi fratelli. … Solo dopo  tantissimo arriviamo a quella che col tempo  diventerà la mia terra, la mia casa.

Era il 23 novembre 1963, il  mio primo viaggio, un viaggio non su ruote o su strada ferrata ma in aereo da un continente all’altro. Dall’Africa all’Italia. Già.. da un luogo dai contorni mai definiti chiamato Africa, non Congo, Kenia o Marocco, ma Africa, come a sottendere un brutto posto… mentre l’Italia era l’Italia e basta, non una città o un paese,  era la parola fine alle paure, alle preoccupazioni, alle difficoltà. Ma la parole fine non fu scritta per quel peso sul cuore che mi era portata dentro tutto il tempo.

In realtà quest’Italiaebasta non mi era sembrata così magica come mamma mi e ci aveva sempre raccontato. Ma sicuramente sbagliavo io… mamma non sbagliava mai.

Milena Campagnuolo (4 novembre 2010)

UN INGOMBRO di Milena Campagnuolo

Posted in Spaccati on 18 settembre 2009 by pensierididonna

 

Un’intervista ad un’autrice in una trasmissione televisiva. È la presentazione del suo libro appena uscito nelle librerie. Si parla di lei, della sua vita col padre, un padre noto ai più. Butta fuori quello che ha, quello che può dire e mi colpisce una frase… "Ho avuto un padre in qualche modo ingombrante".

Inseguo il varco che una parola ha aperto. Vedo. Vedo l’ingresso in una stanza e l’immediato sparire dello spazio, interamente risucchiato da una figura che sembra poter polarizzare l’attenzione di tutto il mondo che comincia già ad un micron dai suoi abiti, un uomo che può dire sempre ed oltre chiunque altro.

Intuisco le dimensioni gigantesche che può assumere un padre così per una bambina… . E come spesso mi accade, ecco arrivare quello che io chiamo, canzonandomi un po’, pensiero profondo, già da molto prima di imbattermi in Muriel Barbery, quel pensiero che se e quando formulato crea stupore, imbarazzo e talvolta smarrimento nei malcapitati presenti. Non riesco a trattenermi e mi chiedo come si misura quell’ingombro, a quale unità di misura ricorrere… Un ingombro espresso in metri cubi, in centimetri quadrati? Ed ancora, è ingombrante solo chi è presente? Nessun ingombro per un vuoto, il vuoto di un padre assente ingiustificato? Ironia per qualcosa che mi suscita fastidio

Giorni dopo incontro un’amica, conosciuta solo da poco, ma con la quale si è subito creato un grosso feeling. Ritagliamo uno spazio e ci regaliamo un banalissimo caffè con sigaretta. È bello avere un amico, essere accettati, anche se non compresi, permette di allentare ogni tensione. Parliamo fitto fitto, come sole noi donne riusciamo a fare, e com’era da prevedersi scaravento su quel tavolo il mio pensiero profondo, assetata come sempre di emozioni, percezioni, d’anima.

‹‹Assolutamente si.›› replica sicura, ‹‹Un vuoto può esser molto ingombrante››.

E racconta, con la voglia e la serenità di farlo. Racconta del suo imbarazzo misto a rabbia per le stesse, sempre uguali, domande che le venivano poste e delle sue altrettanto uguali e preconfezionate risposte. Risposte bugiarde, o anche vere ma solo a metà, verità con mutilazioni feroci.

‹‹Mamma ha portato via me e mio fratello, ha avuto il coraggio di scappare da mio padre›› mi dice ‹‹Eppure ero sempre pronta a dire che avevano deciso di comune accordo per il nostro rientro. Pensa che anche se tutti sapevano, continuavano a chiedermi quando sarebbe venuto, almeno per una vacanza, ed io continuavo a ripetere che prima o poi sarebbe accaduto, anche se era troppo legato al Paese che lo ospitava››.

Un’ombra attraversa il suo volto e il suo sguardo diventa sempre più cupo, ma continua a ruota libera, parla come se non riuscisse più a fermare l’irruenza dei suoi pensieri, il flusso delle parole, come se fossero state già lì, ansiose di divenire suoni. Ed io non so se fermarla, distoglierla o se lasciarla continuare. Rimango muta.

‹‹Dovunque andassi e con chiunque fossi, ›› continua, ‹‹ho sempre temuto il momento in cui inevitabilmente il discorso sarebbe caduto sui genitori, oppure che la mia nazione di nascita si trasformasse in generatore di curiosità e domande. Come motivare la sua completa e annosa assenza? Come evitare di spiegare il suo non-amore? Il suo colpevole e sprezzante atteggiamento? Io ci provavo in modo spesso maldestro, sfiorando il patetico, fino a quando non mi inventai il padre emigrato per lavoro, vero, impossibilitato a viaggiare, falso››.

Conosco solo un po’ la sua storia, ma non l’avevo mai vista così vulnerabile, esposta…. Non ne avrei parlato, altrimenti. In quel bar soffro per la sua cruda sincerità, avrei preferito che snocciolasse anche a me le sue verità distorte e mutilate.

Sta bene, ci scriviamo, dicevo ma non ci scrivevamo per niente. Non era più reperibile e quand’anche lo fosse stato, io non lo avrei mai fatto››.

Ora ci sono dolore e rabbia nei suoi occhi e mi spiega che ad otto anni per molti mesi gli aveva scritto quasi ogni settimana. Un giorno però le era arrivato un plico, dentro c’erano tutte le sue lettere, mai aperte. Insieme alle lettere un biglietto in cui si invitata la madre a non farle scrivere più nulla che fosse indirizzato a lui perché "neppure 300 di queste ragazzette valgono mio figlio".

‹‹Mi è bastato. Non ho più scritto, anche quando mamma insisteva per un semplice saluto. Neppure per gli auguri. Bastardo e vigliacco, neanche il beneficio del dubbio… Riesci ad immaginare di quanto del mio spazio mi ha rapinato, quanto sia stato ingombrante?››

Cerca di stemperare la rabbia, ritrovare una serena lucidità… no, anche se sono passati decenni non è ancora guarita, ancora troppo arrabbiata oppure troppo distaccata, sempre un ‘troppo’ di troppo… e mi spiace, ne sento il dolore, ne vedo le ferite ancora aperte.

‹‹A ben pensarci›› aggiunge, ‹‹ho ricevuto da lui, e suo malgrado, due grossi doni. Doni estremi, che paradossalmente gli si addicono. Una vita, la mia. E, orribile a dirsi, una morte, la sua. Mi ha tolto da un grosso imbarazzo: il suo ingombro. Un vuoto ingombrante, come lo chiami tu. Come misurarlo? Scegli tu, mi fido››.

Non quantifico, non misuro. Riesco a pensare solo ad una ragazza di tanti anni fa alla soglia della maggiore età. A lei un dramma ha regalato una pietibile e ordinaria normalità. Infine e finalmente.

 

Milena Campagnuolo (18 settembre 2009) 

                  

              

Era

Posted in Spaccati on 14 giugno 2009 by pensierididonna

“Ho recuperato alcune foto” mi dice un amico e tra le mille difficoltà di ritagliarsi uno spazio, ci incontriamo. Le vedo. Erano gli anni che mi hanno vista diventare da adolescente donna.

Era l’Associazione Cattolica.

Rivediamo, fra brevi commenti, rispolverando insieme ricordi e tenerezza. Ripercorro quel pezzo di vita, riconoscendo o solo indovinando a volte quei ragazzi con i quali ho condiviso un continuo alternarsi di divertimenti, celebrazioni, tornei improvvisati, momenti di semina dell’ευανγέλιον e rabbia di anni ’70.

Era, dunque. Tempo passato ed insieme momento storico per tanti e ancora di più per coloro il cui seme è morto ed ha dato i suoi frutti.

Dentro di me esplode un turbinio di emozioni, mentre le immagini scorrono su quei volti, e non solo volti, che via via si trasformano, rivedendomi e rivedendo amici ed anche oltre per tuffo al cuore e pugno nello stomaco. Quel sentimento che si cominciava appena a sapere, riconoscere e che per natura umana si rinnova, si vive di nuovo ed ancora e per fortuna.

Nessun se, nessun rimpianto. Non c’è malinconia o nostalgia ma solo un sentire che quelle immagini restituiscono, dicono. Sapore di vita, sentimenti veri, puliti che ci hanno cambiato dentro, resi forse come siamo nel profondo, malgrado il poi.

Inconsapevole, canticchio a fior di labbra Zucchero. “Solo una sana e consapevole libidine salva gli uomini dallo stress e …. ” solo una breve pausa poi continuo in un sorriso, “… dall’Associazione Cattolica.“, mentre mi chiedo perché mai dovessi essere salvata da tanta intensità e soprattutto se la mia libidine è riuscita nella sua missione salvifica.

Milena Campagnuolo (14 giugno 2009)

BEFANA di Milena Campagnuolo

Posted in Spaccati with tags , on 6 gennaio 2009 by pensierididonna

 

    

 Stava vivendo giorni, non sapeva dire… strani e con un po’ di magone nel cuore.  La spaventava quel tuttonuovo che la circondava ma non provava nostalgia per il tuttoniente che aveva lasciato. Paese nuovo, casa nuova, parenti nuovi, amichetti… nessuno. Solo il  fratello, amico e complice, unica certezza con cui dire, chiacchierare, esprimere i timori per quel nonno nuovo e la sensazione di modi forzati degli zii, pure loro nuovi.

La mamma era come diversa. Finalmente era arrivata dove voleva ma sembrava … smarrita, non più sicura come l’aveva vista da sempre e diceva sempre loro di non fare chiasso, anche quando ridacchiavano solo. Di uguale però c’era il suo abbraccio, le sue coccole. “Sei contenta di essere qui? Hai visto ci siamo riusciti?” “Yes, mam”. Non era contenta, ma non voleva darle dispiacere. Meno di quatto anni sono troppo pochi per rassicurarsi, capire che era normale, che sarebbe passata. 

Era un giorno di gennaio, ormai era più di un mese che quasi soffocava per quel tuttonuovo, non sapeva quale giorno fosse e fino ad allora neanche le era importato. Arrivò un signore vestito di nero, un sacerdote avrebbe imparato a dire, con due pacchi grandi grandi. Uno era per lei. Un regalo! Aveva avuto un regalo! Strappò via la carta, si fece aiutare ad aprire la gigantesca scatola dalla mamma e, ohohohoh, a bocca aperta guardò quella splendida bambola. Occhi azzurri, boccoli biondi e una enorme gonne a campana di raso e merletti. Non aveva mai avuto una bambola fino ad allora, lei ed il fratello si erano sempre divisi gli stessi giocattoli. Era enorme. Solo un tanto così più bassa di lei e l’aveva portata quel signore solo un tanto così più alto di lei.

Era così contenta che non prestò affatto attenzione al camion col quale stava giocando il fratello. 

La mamma poi le aveva spiegato che era il sei gennaio e proprio in quel giorno una vecchina a cavallo di una scopa portava giocattoli ai bambini che erano stati buoni. Era la Befana. 

La Befana non c’era dove erano prima, c’era Babbo Natale. A lei portava ben poco, al fratello di più, ma la mamma le aveva detto che lui era più grande e così non le importava. Giocavano sempre assieme. Fucili, pistole e fionde avevano fatto di lei un maschiaccio in miniatura. 

“Mamma, perché la Befana non è venuta direttamente da noi? Perchè è stato questo signore a portare i giocattoli?”.  “La Befana non sapeva dove abitavate e allora ha chiesto al Parroco, che conosce tutti i bambini, la cortesia di portarveli”. La bambina era rimasta perplessa, ma solo qualche attimo, poi, dopo aver dispensato baci a tutti – no, al nonno no – era tornata alla sua bambola di cui era già innamorata persa.  

Solo in seguito avrebbe saputo che la sua prima Befana era frutto della generosità di quel parroco, lui sapeva che altrimenti per loro non ci sarebbero stati giocattoli. La mamma non poteva e nonno e zii  li aiutavano a sopravvivere, certo, ma non li coccolavano, come si fa con dei bambini. Rimanevano degli stranieri estranei. A quei bambini era stata rubata una parte della magia dell’infanzia e coglievano la loro diversità.  

Per anni e anni quella bambola – distrutta dal troppo giocarci, dalle troppe carezze –  è stata un oggetto prezioso,  testimonianza di amore che quella bimba, da adolescente e poi da donna, non ha mai dimenticato. Per questo ha  sempre accettato e amato quel parroco dal carattere un po’ rude e spesso permaloso.     

     In tutte le foto ricordo, in un reciproco cercarsi, dalla prima comunione, al matrimonio, al battesimo di suo figlio, ad officiare, da parroco o da soldato semplice, c’è sempre un sacerdote,  solo un tanto così più alto  di una bimba di quattro anni, che il sei gennaio del 1964 si fece … Befano.

Milena Campagnuolo (6 gennaio 2009)