Amore

           

La domenica pomeriggio ha qualcosa, per certi versi, di inquietante. Nulla mi dice il contrario, soprattutto l’asse da stiro che è lì ben piantato a ricordarmi di quanto c’è da fare.

Non ci prova neppure, rinuncio a qualsiasi forma di lotta e, con un sospiro, inizio. Mi ritrovo fra le mani un jeans nero, una camicia viola e un pullover nero con i bordini viola. E riconosco  l’amore che mi travolge, puntuale,  quando il mio pensiero corre ai centonovantasette centimetri che quei vestiti avvolgeranno. Centonovantasette centimetri  che amo più di tutto, centimetro dopo centimetro. 

Un  figlio… un figlio si ama per il solo fatto che esiste, un figlio non si smette mai di respirare o di annusare.

 

È un amore  che non si aspetta nulla in cambio, un amore a prescindere,  anche quando si dice no, anche quando il ruolo impone di esser duri. E per lo stesso amore si esce di scena, ci si mette da parte, rispettando l’uomo che una volta era un cucciolo e che cucciolo resta ai propri occhi. Mi interrogo sulla giustezza di quello che mi riempie e non riesco a trovarvi qualcosa di sbagliato. E mi piace, mi piace avere dentro un sentire che coccolo e che mi coccola, mi riscalda.

 
 Mi chiedo cosa possa essere paragonabile ad un amore che non detta condizioni o regole… Forse l’amore per un uomo? Quanto amore si può dare ad un uomo? Tanto. Si ama tanto, forse troppo,  quando si ama come una donna sa fare, quando ogni fibra è tesa ad intuire quello che va bene, quello che fa bene. Ad un uomo una donna si dona, ogni volta e di nuovo sorprendendosi quando, troppo tardi, si accorge di essere andata oltre quella soglia che si era ripromessa di non dover mai più, non già superare, ma solo sfiorare.  Fiumi di parole, musica, versi per raccontare di un amare tanto ed esserne felici oppure deluse e amareggiate, rese poltiglia umana. Amare tanto ed infine chiedere… il conto.
 
 Sorrido, “Cari uomini, a voi  il conto sarà presentato. Nessun se, solo un quando.”  Ad un figlio non si presenta il conto. Mai.  Anzi.
Scuoto la testa, meglio smettere… sono considerazione balorde le mie e, come sempre, sono caduta nella rete dei miei pensieri e tutto mentre e perché stiro.

Si, è domenica pomeriggio e stiro. Stiro un jeans, una camicia viola e un pullover nero coi bordini viola.  

Milena Campagnuolo (14 dicembre 2009)

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