Archivio per gennaio, 2009

PERCHE’ NON INSORGETE?

Posted in Frammenti on 27 gennaio 2009 by pensierididonna

 

MASCHI PERCHE’ NON INSORGETE?

 

Non provate forse rabbia verso coloro che appartengono al VOSTRO sesso e che, in nome di quello che avete penzoloni nei pantaloni, si sentono in diritto di esercitare violenza su donne e bambini, buttando fango su tutto il VOSTRO genere?

Potete davvero camminare a testa alta, senza provar vergogna di voi stessi?

Le vostre donne, le vostre figlie, le vostre amiche potranno veramente fidarsi dell’amico, del conoscente o parente che hanno accanto, che può in qualsiasi momento artatamente perdere lucidità perché ‘fatto’ di … ormoni o libidine?

 

PERCHE’NON INSORGETE?

 

Non sento le vostre proteste, le vostre manifestazioni che urlano la necessità di riabilitazione e riscatto. Urla a lasciar voci roche e orecchie dolenti.

Non è il momento delle discrezione, di parole scontate…  E’ il momento di dire ‘BASTA’ a gran voce. Per essere uomini.

 

 

Milena Campagnuolo (26 gennaio 2009)

IL BRANCO… di Milena Campagnuolo

Posted in Senza categoria on 18 gennaio 2009 by pensierididonna

 

Branco… ed il pensiero corre ad un gruppo di ragazzi stupidamente pronti a far di tutto, per noia, spacconeria o cos’altro, nel non rispetto delle persone e delle regole….Fiere, non uomini, che attaccano la preda e ne fanno brandelli per pasto comune.

 

Eppure… io conosco un branco. L’ho visto nascere, crescere, cambiare… . Intruppati in un gregge, tutti nella stessa direzione, per condividere gioie, dolori, drammi, divertimenti. Esuberanti, certo, ma consapevoli dei limiti loro imposti dal vivere civile. E come pensar male? Nato sotto gli occhi di genitori vigili, il branco ne ha guadagnato il consenso prima ed il rispetto dopo.

 

Il branco si raduna… è un momento di gioia.

Ti devo diciotto baci, uno per ognuno dei tuoi anni.

E lo schiocco di quei baci… gioia per le orecchie.

 

Poi ancora… un distacco.

Andiamo a festeggiare. Fra due giorni parte. È quello che voleva, noi rimarremo sempre suoi amici – e così è stato.

 

Ed il branco c’è nel dolore. Mancare da casa anche ventiquattro ore e non poter dir nulla. Non c’è rimprovero per chi rimane accanto ad un amico nel suo lutto, ed è mestamente consapevole che dovrà sostenere anche chi quel lutto l’ha già vissuto ed inevitabilmente crollerà.

Cuori giovani già lacerati dalle vicende della vita!

 

E la carne di adulta urla per il dolore che ingiustamente colpisce quel camminare goffo e dinoccolato, quella peluria che prelude barba e che già sa il patire ed il com_patire.

 

E mentre i secondi si fanno giorni, mesi ed anni, il branco è lì, come sempre e da sempre, pronto a condividere quello che ciascuno sceglierà di condividere. Nel rispetto reciproco delle idee, dei silenzi, dei drammi e delle gioie personali.

 Scene che scorrono e rivedo…. 

 

Ho parlato con loro. Ho detto che sta facendo la chemio prima di operarsi. Sapevano ma aspettavano che fossi io a parlarne. Per questo erano sempre qui alla play station, a vedere le partite … immaginavano il mio dolore e la mia preoccupazione.

 

Ma che fai non studi?

– Sto preparando temi. C’è il concorso, l’anno scorso ho portato fortuna in questa prova.

 

I concorsi, per questi ragazzi senza certezze, si provano e riprovano. E ognuno fa la propria parte, tutto quello che può per l’altro.

 

Ed il branco ancora e di nuovo si raduna…

 

Andiamo a Roma. Ha i test. Se siamo insieme sicuramente dopo si sentirà meglio.

Questa sera festeggiamo. Ha comprato la nuova auto usata con i lavoretti che fa, ma ha paura di guidarla!

 

Deve sostenere un esame difficile all’università. Andiamo anche noi. La nostra presenza lo rassicura.

 

Le vacanze sono andate bene. Non abbiamo avuto problemi, anche se eravamo in tanti abbiamo rispettato i turni… 

 

Ed oggi… da lontano un tamtam corre veloce a coprir chilometri. Diventa sempre più forte, incessante. Si, è il branco, quello di sempre, ma con camminata sicura e barba ispida.

 

Questa sera non esco con lei, esco con i ‘ragazzi’ – il branco -. Passiamo a prenderlo a casa poi staremo tutti insieme.  Da lunedì sarà in ospedale, inizia la chemio.

 

E mentre il mio cuore è straziato per quel ragazzo, il  branco non si sottrae… il branco si raduna.

 

Milena Campagnuolo (17 gennaio 2009)

BEFANA di Milena Campagnuolo

Posted in Spaccati with tags , on 6 gennaio 2009 by pensierididonna

 

    

 Stava vivendo giorni, non sapeva dire… strani e con un po’ di magone nel cuore.  La spaventava quel tuttonuovo che la circondava ma non provava nostalgia per il tuttoniente che aveva lasciato. Paese nuovo, casa nuova, parenti nuovi, amichetti… nessuno. Solo il  fratello, amico e complice, unica certezza con cui dire, chiacchierare, esprimere i timori per quel nonno nuovo e la sensazione di modi forzati degli zii, pure loro nuovi.

La mamma era come diversa. Finalmente era arrivata dove voleva ma sembrava … smarrita, non più sicura come l’aveva vista da sempre e diceva sempre loro di non fare chiasso, anche quando ridacchiavano solo. Di uguale però c’era il suo abbraccio, le sue coccole. “Sei contenta di essere qui? Hai visto ci siamo riusciti?” “Yes, mam”. Non era contenta, ma non voleva darle dispiacere. Meno di quatto anni sono troppo pochi per rassicurarsi, capire che era normale, che sarebbe passata. 

Era un giorno di gennaio, ormai era più di un mese che quasi soffocava per quel tuttonuovo, non sapeva quale giorno fosse e fino ad allora neanche le era importato. Arrivò un signore vestito di nero, un sacerdote avrebbe imparato a dire, con due pacchi grandi grandi. Uno era per lei. Un regalo! Aveva avuto un regalo! Strappò via la carta, si fece aiutare ad aprire la gigantesca scatola dalla mamma e, ohohohoh, a bocca aperta guardò quella splendida bambola. Occhi azzurri, boccoli biondi e una enorme gonne a campana di raso e merletti. Non aveva mai avuto una bambola fino ad allora, lei ed il fratello si erano sempre divisi gli stessi giocattoli. Era enorme. Solo un tanto così più bassa di lei e l’aveva portata quel signore solo un tanto così più alto di lei.

Era così contenta che non prestò affatto attenzione al camion col quale stava giocando il fratello. 

La mamma poi le aveva spiegato che era il sei gennaio e proprio in quel giorno una vecchina a cavallo di una scopa portava giocattoli ai bambini che erano stati buoni. Era la Befana. 

La Befana non c’era dove erano prima, c’era Babbo Natale. A lei portava ben poco, al fratello di più, ma la mamma le aveva detto che lui era più grande e così non le importava. Giocavano sempre assieme. Fucili, pistole e fionde avevano fatto di lei un maschiaccio in miniatura. 

“Mamma, perché la Befana non è venuta direttamente da noi? Perchè è stato questo signore a portare i giocattoli?”.  “La Befana non sapeva dove abitavate e allora ha chiesto al Parroco, che conosce tutti i bambini, la cortesia di portarveli”. La bambina era rimasta perplessa, ma solo qualche attimo, poi, dopo aver dispensato baci a tutti – no, al nonno no – era tornata alla sua bambola di cui era già innamorata persa.  

Solo in seguito avrebbe saputo che la sua prima Befana era frutto della generosità di quel parroco, lui sapeva che altrimenti per loro non ci sarebbero stati giocattoli. La mamma non poteva e nonno e zii  li aiutavano a sopravvivere, certo, ma non li coccolavano, come si fa con dei bambini. Rimanevano degli stranieri estranei. A quei bambini era stata rubata una parte della magia dell’infanzia e coglievano la loro diversità.  

Per anni e anni quella bambola – distrutta dal troppo giocarci, dalle troppe carezze –  è stata un oggetto prezioso,  testimonianza di amore che quella bimba, da adolescente e poi da donna, non ha mai dimenticato. Per questo ha  sempre accettato e amato quel parroco dal carattere un po’ rude e spesso permaloso.     

     In tutte le foto ricordo, in un reciproco cercarsi, dalla prima comunione, al matrimonio, al battesimo di suo figlio, ad officiare, da parroco o da soldato semplice, c’è sempre un sacerdote,  solo un tanto così più alto  di una bimba di quattro anni, che il sei gennaio del 1964 si fece … Befano.

Milena Campagnuolo (6 gennaio 2009)

COSE DA … DONNE

Posted in Senza categoria on 2 gennaio 2009 by pensierididonna

 

 

      Ci sono giorni orribili.

    Tensione, nervosismo, irritabilità che trasformano in rissa, bronci o silenzi pesanti qualsiasi rapporto interpersonale.

     A mancate ragioni apparenti, ci si abitua a mettere a fuoco il calendario e a ricondurre il tutto al PMS – un modo intellettualoide per indicare la sindrome premestruale dalle iniziali della terminologia anglosassone-, quei maledetti giorni che precedono l’inizio di un nuovo ciclo ormonale. Eh si! Essere donne significa anche questo e, col passare degli anni, il fenomeno si accentua.

     Diventare insopportabili è… insopportabile! Catalizzatore di ulteriore rabbia e toni sempre più aspri. Casi gravi di PMS costituiscono addirittura un attenuante in omicidi, pertanto sicuramente può costituire un’attenuante ai propri occhi e per coloro che ci vivono accanto anche in tutti gli ‘altri’ giorni. Ma – perché c’è un ma –  cosa pensare quando ci si sente in  ‘quel’ modo  e, ahimè, si è ben lontane da ‘quel’ periodo? Quando i quarantacinque anni sono solo un ricordo, un dubbio perfido si insinua: ‘Ecco! Anche se a me non sembra, potrei essere in premenopausa avanzata!’.

     Un giorno per prendermi un po’ in giro volevo buttarla lì, fare giusto una battuta… ma sono riuscita a trattenere parole dall’effetto dirompente. Ebbene, dopo le vicissitudini di conoscenti ed amiche, so che mai, assolutamente mai, bisogna pronunciare la parola menopausa. Ci viene appiccicata un’etichetta e sembriamo circondate da un’aura che ci portiamo dappertutto.

     Improvvisamente non c’è stress che tenga. Quel problema in più e quelle seccature che per lustri e lustri sono stati i motivi di tensione o abbattimento come d’incanto scompaiono: esiste solo la luna. Nessuna sana quanto giustissima arrabbiatura. Mariti, compagni, figli/e incominciano a spiare la malcapitata, a ricercare piccoli gesti o indizi, sistematicamente sbagliati, per decidere in maniera del tutto arbitraria come si evolverà la giornata.

     È l’inizio di una penosa quanto paurosa inversione causa-effetto. ”Sei nervosa e quindi..” mai un “… e quindi sei nervosa”. Una forte violenza che si subisce anche quando non c’è alcun scompenso, ma la famiglia ormai ha deciso il contrario.

     Come difendersi ed arginare i danni per una convivenza civile?

     Una tecnica adottabile può essere l’arcinota e datata tecnica dei numeri. Numeri per contare fino a … non si sa.

“Mamma dov’è il mio pantalone nuovo?” Dove vuoi che sia? Nell’armadio. Sbagliato 1,2,3,… “Tesoro, credo sia nell’armadio”.

“Quale armadio?” Quello che abbiamo in …  cucina! Sbagliato… 4,5,6,… “L’armadio che hai nella tua camera, prova nella prima anta da sinistra”.

“Non lo trovo, puoi venire tu?” Ridicolo!… 7,8,9,… “Amore, continua a cercare. Ho la padella sui fornelli” e la rabbia cresce … 10,11,12 … sta per arrivare un urlo feroce …  “Trovato!” Sospiro di sollievo. Fine della conta e luna salva.

Oppure

“Non hai ancora cominciato a cucinare?”. È presto, hai qualche impegno? … 1,2,3,… “C’è tempo. Stendo la biancheria e arrivo”.

“Che faccio, comincio io?” A cucinare cosa? … 4,5,6,… “Se vuoi…”.

“Mi dici tu come devo fare?” Bravo, così mi costringi alla spola fra balcone e cucina. E aspetta!  7,8,9,… “Comincia a prendere le pentole dalla lavastoviglie. Arrivo fra qualche attimo” incrociando le dita e sperando che non piova una qualche domanda iperstupida sulla lavastoviglie o sulle pentole!

     Troppa fatica! E solo per non sentirsi dire “Dici/fai così perché sei nervosa”, affermazione che rende irrimediabilmente … idrofobe!

     Una soluzione ideale potrebbe essere, invece, una certificazione di normormonalità –non è uno scioglilingua-.

Proprio di quelli del tipo … si rilascia per gli usi consentiti dalle leggi vigenti, nel quale si certifica che o per intervento di madre natura o per l’assunzione di integratori i  dosaggi ormonali risultano nella norma. Una vero e proprio certificato, magari da incorniciare ed appendere alla parete, per fugare qualsiasi dubbio e poter esercitare il diritto all’arrabbiatura a prescindere.

     E finalmente essere di nuovo tese, nervose e irritabili per il sistema-vita e non il sistema-donna, un ritorno al vecchio, caro e rassicurante … stress.

 

Milena Campagnuolo (30 dicembre 2008)

 

 

 

 

 

 

 

REDUCE

Posted in Frammenti on 2 gennaio 2009 by pensierididonna

 

          Sono una reduce, reduce di … TG. Costernata penso che le brutture e le storture su questo nostra terra sembrano non diminuire mai, mentre potrebbe essere così facile: basterebbe solo un po’ d’amore.

 

          L’amore è una stella che brilla e brilla e ancora di più. Nella sua scia porta tutto. Pace, non guerra che devasta, distrugge e dilania non per età, bontà d’animo o mestiere. Cibo per quando si ha fame, acqua per quando si ha sete, cure per quando si è malati, aiuto a chi si sente solo,….. … … ……. …….. ……. ….. ……. …. …….. ….. ….. ….. ….

.. … …… … … ………. ……. ……. ……, luce per quando si fa buio. Amore solo un pizzico d’amore, quell’amore che genera ancora amore.

 

     E intanto… intorpiditi come in letargo, non ne siamo capaci,  dimentichi che possiamo farcela, che siamo fatti per amare e per amore da Chi – mi perdoni – osserva le Sue creature e scuote il capo.

 

Milena Campagnuolo (01 gennaio 2009)