Le parole del silenzio di Milena Campagnuolo

 

     È assolutamente inimmaginabile un mondo senza parole, pensare ad uomini che si incrociano, si incontrano o si scontrano rimanendo muti. In una visione onirica del vivere quotidiano milioni di fumetti si sovrappongono, si seguono ed inseguono; parole accodate le une alle altre, come in un trenino, parole che fluttuano nell’aria, galleggiano, vanno dagli uni agli altri per poi tornare agli uni. Toni, sguardi e gesti ne diranno l’intensità, misurandone peso e spessore.

     Ma non servono metri, bilance e calibri per le parole di cui è pieno, sempre ed in ogni caso, a dispetto di tutto, il silenzio. I silenzi chiacchierano, dicono, sussurrano, urlano…..

     Oro fuso quelle parole trattenute, quelle labbra serrate a forza, che evitano confusioni, conflitti o dispiacere. Momenti sbagliati rendono sbagliate anche parole giuste.

     E come non dare valore a quel silenzio attraverso cui arrivare all’incontro con sé stessi, al lasciarsi andare per sostituire rumori e parole con frasi, pensieri solo percepiti, talvolta inaspettati che sorprendono, posseggono, svuotano e, perché no, turbano? Si attinge a piene mani in un dove sconosciuto o in una piega nascosta dell’anima, riemergendone appagati o confusi ma in ogni caso arricchiti da un mai saputo, mai posseduto e anche da un incerto che spazza via certezze, sì, ma certezze piatte che spengono dentro.

     Fortunati coloro che vivono o scoprono il silenzio fra persone affini, amiche. È un prezioso cesello quel silenzio mai vuoto, riempito da uno sguardo, una carezza, un gesto, il calore dell’essere accanto, che dice  ‘Sono qui. Eccomi.’. Esatto opposto è il  silenzio non-silenzio, il silenzio-nulla che segue un ‘Ci sentiamo’ o ‘Ti telefono’, un tanto per dire, consapevole quanto reciproco. Quell’assenza di parole racconta di esistenze che si sono incrociate, ma con un niente da darsi o da dirsi. Indifferenza, si direbbe, tale da non meritare neanche un ‘Buona fortuna’ o ‘Piacere di averti conosciuto’.

     Ma che valore attribuire ad una assoluta assenza di parole, laddove la parola è l’unico modo per essere, esistere fra persone che si sono parlate, si sono raccontate, che hanno condiviso anche solo l’infinitamente piccolo di zichichiana memoria?

Quel silenzio che sorprende che non ti aspetti, pur carico di scontate ovvietà, è una scatola, una scatola vuota. Un silenzio contenitore di niente, che offre a chi lo decide un’assoluta libertà… mantenerlo… romperlo … trovarne mille ragioni o nessuna, mentre lascia chi lo subisce fra infinite congetture. Ma è bene, se di scatola vuota si tratta, che scatola ancora vuota rimanga. Nessun sentire o affanno scandito dai capitomboli dell’anima fitti di opposti che si incontrano e si intrecciano, desiderio… timore…  ragionevolezza … rabbia… languore.

Solo poi si saprà. Un presto o un tardi diranno….. e se diranno senza sollevare parole allora il ‘ciao’ e quel ‘a presto’ che l’hanno preceduto erano solo un tantoperdire, vestito d’altro, ma uguale a tanti altri e che fa di quel silenzio solo un silenzio di latta. Latta tagliente che provoca ferite dalle quali si guarirà in un tempo lungo un ‘prima o poi’ od un mai.

 

Milena Campagnuolo (25 settembre 2008)   

 

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