Agosto, di nuovo ed ancora ….. di Milena Campagnuolo

 È di nuovo il diciassette agosto, l’ultimo dei giorni dei festeggiamenti dell’Assunta. È il momento del commiato. In tarda serata ritorno ancora in Basilica. Solo da poche ore la statua è raggiungibile dai fedeli per il ‘bacio’.La fila è più lunga del solito e va ben oltre il sagrato della chiesa. E mentre le strade diventano via via sempre più deserte, la basilica si riempie di fedeli.Avanzo e La guardo. Ripenso a tutte le volte che Le sono stata così vicina, a quando il parroco, lo stesso che mi aveva visto bimbetta, mi portò, attraverso i lunghi corridoi del convento, nella stanza dove era stata preservata durante l’esatto decennio, da uno zero ad uno zero, in cui la basilica è rimasta chiusa. Troppe le ferite del terremoto e del tempo. Io ero alla vigilia di un viaggio che mi avrebbe vista in un altro continente per sanare le mie di ferite.

Ed ancora, la corsia preferenziale che, in silenzio e senza chiedere, con un impercettibile gesto mi fu aperta dai sacerdoti e dai fedeli che erano in fila quando non avevo tempo, dovevo andare…. mi aspettava una nuova notte da mamma in ospedale.” Com’è quest’anno la Madonna?”,  “Solo un drappo, mamma. Un drappo chiaro..” “Immagino come sia bella … Secondo me quest’anno è bellissima! L’hai salutata per me?”….Soltanto tre giorni dopo un vetro ci avrebbe separate e per sempre.Adesso che sono più vicina vedo con chiarezza i piccoli oggetti che sono stato offerti in quelle poche ore. Gesti senza tempo che parlano di dolore, gratitudine, gioia… e che sono preghiera. “Prega per me”, una carezza, un bacio e mi allontano. C’è posto solo in un angolo lontano ed aspetto lì il momento in cui di nuovo e per un intero anno, la Madre ritroverà posto in alto nella sua cappella.Fino a qualche anno fa era un momento intimo a cui assistevano i membri del comitato e qualche fedele. Un rituale che ha visto insieme ed attivamente coinvolte anche tre generazioni della stessa famiglia.…

Eco di voci nella Basilica quasi vuota … risento quella di nonno Ciccio, il più anziano per età e militanza nel comitato dei festeggiamenti e che, fin quando ha potuto, non ha mai mancato questo appuntamento…. “È storta. No, aspetta la corona un po’ indietro…” “Ciccio, adesso come va?” “Va bene così, puoi scendere.”

Non si può, nonostante la calca, riempire quel vuoto lasciato dagli assenti, non sentire dolore o ignorare gli occhi lucidi di uomini e ragazzi,  presi  dai miei stessi pensieri, che si fanno forza.

 Ecco. La statua è riposta, il meccanismo che cala il velo sulla teca, come un sipario su un pezzo di vita, funziona e lentamente la Basilica si svuota e le strade ritornano chiassose, nonostante l’ora.

Quasi a prolungare quel momento di intimità, di anima finalmente nuda, scelgo il percorso più lungo, quello più lento. Come a non voler partire, a rinviare i saluti ad un amico che si rivedrà dopo tempo, ma … ormai sono quasi fuori.

“All’anno prossimo…”, un anno in cui ci può essere dato …,ci può essere tolto….

     Sul piazzale intravedo mio figlio e gli vado incontro. Posso abbracciarlo anche tra la folla, mi lascerà fare nonostante i suoi vent’anni: è appena cominciato il suo compleanno. E penso che questo diciotto agosto duemilaotto stemperi e lenisca  la tristezza di  questo ieri che ancora si respira, il primo diciassette senza il nonno.

Il suo giorno di nascita è un dono che non sapevamo ancora di aver ricevuto.

    È di nuovo il diciassette agosto, l’ultimo dei giorni dei festeggiamenti dell’Assunta. È il momento del commiato. In tarda serata ritorno ancora in Basilica. Solo da poche ore la statua è raggiungibile dai fedeli per il ‘bacio’.La fila è più lunga del solito e va ben oltre il sagrato della chiesa. E mentre le strade diventano via via sempre più deserte, la basilica si riempie di fedeli.Avanzo e La guardo. Ripenso a tutte le volte che Le sono stata così vicina, a quando il parroco, lo stesso che mi aveva visto bimbetta, mi portò, attraverso i lunghi corridoi del convento, nella stanza dove era stata preservata durante l’esatto decennio, da uno zero ad uno zero, in cui la basilica è rimasta chiusa. Troppe le ferite del terremoto e del tempo. Io ero alla vigilia di un viaggio che mi avrebbe vista in un altro continente per sanare le mie di ferite.

Ed ancora, la corsia preferenziale che, in silenzio e senza chiedere, con un impercettibile gesto mi fu aperta dai sacerdoti e dai fedeli che erano in fila quando non avevo tempo, dovevo andare…. mi aspettava una nuova notte da mamma in ospedale.

” Com’è quest’anno la Madonna?”,  “Solo un drappo, mamma. Un drappo chiaro..” “Immagino come sia bella … Secondo me quest’anno è bellissima! L’hai salutata per me?”….Soltanto tre giorni dopo un vetro ci avrebbe separate e per sempre.

Adesso che sono più vicina vedo con chiarezza i piccoli oggetti che sono stato offerti in quelle poche ore. Gesti senza tempo che parlano di dolore, gratitudine, gioia… e che sono preghiera. “Prega per me”, una carezza, un bacio e mi allontano. C’è posto solo in un angolo lontano ed aspetto lì il momento in cui di nuovo e per un intero anno, la Madre ritroverà posto in alto nella sua cappella.Fino a qualche anno fa era un momento intimo a cui assistevano i membri del comitato e qualche fedele. Un rituale che ha visto insieme ed attivamente coinvolte anche tre generazioni della stessa famiglia.

Eco di voci nella Basilica quasi vuota … risento quella di nonno Ciccio, il più anziano per età e militanza nel comitato dei festeggiamenti e che, fin quando ha potuto, non ha mai mancato questo appuntamento…. “È storta. No, aspetta la corona un po’ indietro…” “Ciccio, adesso come va?” “Va bene così, puoi scendere.”

Non si può, nonostante la calca, riempire quel vuoto lasciato dagli assenti, non sentire dolore o ignorare gli occhi lucidi di uomini e ragazzi,  presi  dai miei stessi pensieri, che si fanno forza.

 Ecco. La statua è riposta, il meccanismo che cala il velo sulla teca, come un sipario su un pezzo di vita, funziona e lentamente la Basilica si svuota e le strade ritornano chiassose, nonostante l’ora. 

Quasi a prolungare quel momento di intimità, di anima finalmente nuda, scelgo il percorso più lungo, quello più lento. Come a non voler partire, a rinviare i saluti ad un amico che si rivedrà dopo tempo, ma  ormai sono quasi fuori.

“All’anno prossimo…”, un anno in cui ci può essere dato ,ci può essere tolto….

     Sul piazzale intravedo mio figlio e gli vado incontro. Posso abbracciarlo anche tra la folla, mi lascerà fare nonostante i suoi vent’anni: è appena cominciato il suo compleanno. E penso che questo diciotto agosto duemilaotto stemperi e lenisca  la tristezza di  questo ieri che ancora si respira, il primo diciassette senza il nonno. 

Il suo giorno di nascita è un dono che non sapevamo ancora di aver ricevuto.

 

Milena Campagnuolo (25 agosto 2008)                                                                                  
  

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: